Il Seicento

storia - il seicentoLimitare il diciassettesimo secolo della Cappella Ducale alla figura seppur capitale di Claudio Monteverdi, risulterebbe fuorviante, e riduttivo. Il Seicento marciano fu un secolo di produttività straordinaria, che meriterebbe studi ed approfondimenti oculati: la Cappella fu protagonista di cambiamenti e
sperimentazioni che avranno in seguito eco in tutta Europa.
Va precisato che la produzione di questa immensa officina musicale sopravvive solo in minima parte: triste e certamente velata di mistero è la sparizione dell’archivio musicale dei secoli precedenti al XVIII, fatto avvenuto probabilmente durante le tristi ore
che videro Venezia invasa dal Francese nel 1797; un tassello fondamentale per la storia della musica, che risulta disperso.

Dopo i grandi trionfi del Cinquecento, con le geniali figure dei Gabrieli, del gigante della teoria Zarlino, morto, prima Giovanni Croce e poi Giulio Cesare Martinengo, approda alla guida della formazione, nel 1613, Claudio Monteverdi, esule dall’esperienza mantovana e già notissimo compositore.
L’arrivo di una figura così estranea alla realtà veneta e veneziana, comportò uno scompaginamento della Cappella, con l’inserimento di numerosa produzione romana nel repertorio per le messe basse, in particolar modo, Giovanni Pierluigi da Palestrina. Claudio Monteverdi segna un prima ed un dopo nella Cappella musicale, e in tutta Europa. Morirà nel 1643 e verrà sepolto con i massimi onori della Repubblica. Durante il suo “ministero” crescono a San Marco figure di fondamentale importanza: il veneziano Alessandro Grandi è Maestro Sostituto del cremasco, e sarà in prima linea nello sviluppo del mottetto solistico.
Giovanni Rovetta sarà in grado di proseguire la maniera dei predecessori creando una personalissima sintesi, raggiungendo il primo ruolo dell’istituzione alla morte di Monteverdi, nel 1644. Agli organi ruotano figure di spessore, come Negri, Grillo, Usper.

Alla morte di Rovetta si susseguirono al primo podio Francesco Cavalli cremasco, Natale Monferrato pievan di San Bartolomio, e Giovanni Legrenzi da Clusone. Questi, a l’infuori del sacerdote Monferrato, dedito prevalentemente al sacro, furono vere e proprie valanghe nel panorama musicale veneziano, nella produzione di musica da teatro.
All’opera si dedicò incessantemente anche Antonio Sartorio, al secondo ruolo dal 1676 al 1678, mentre le occasioni per far musica per ed intorno alla Basilica si moltiplicavano e l’organico si ampliava ed evolveva. Di questi carismatici, fu fondamentale l’attività di irradiamento ne l’oltralpe: incessante l’andare della musica veneziana nella Francia di Luigi XIV (Cavalli sarà a Versailles nel 1660).
Legrenzi fu una figura fondamentale per il Settecento – indicativa la citazione nell’opera bachiana – e sotto la sua direzione la Cappella di San Marco assumerà formazione imponente, con più di sessanta tra cantori e strumentisti nelle celebrazioni di “palla“, le liturgie solenni della Repubblica.